15. luglio 2016 · Commenti disabilitati su NOTA DEL GRUPPO DI SC · Categorie:Senza categoria

“Le dichiarazioni con le quali il vice ministro Zanetti cerca di giustificare la sua uscita dal gruppo sono piene di sbagli e omissioni, chiaramente non casuali.
La decisione del vice ministro di andarsene da Scelta Civica non è stata dovuta ad alcuna violazione della linea decisa dal partito. In oltre cinque ore di dibattito in direzione ieri pomeriggio, il tema dell’elezione del gruppo (fissata da oltre una settimana per la serata di ieri), e quello dell’accordo con Ala non sono stati oggetto né di discussione, né tanto meno di delibera. Anzi, il segretario ha rifiutato di porre al voto il tema della fusione coi verdiniani, sostenendo che si trattasse di un tema prematuro.
Il vice ministro Zanetti ha invece preteso che si votasse un mandato a suo favore per la revoca del simbolo al gruppo in caso di non meglio precisate violazioni della linea del partito. Una delibera non all’ordine del giorno e dalla legittimità molto dubbia.
Dopo la direzione, si è tenuta l’assemblea di gruppo (regolarmente costituita dalla maggioranza dei componenti) convocata da tempo, per deliberare sull’elezione del capogruppo e del direttivo. All’assemblea partecipava la maggioranza dei parlamentari iscritti al partito. Falso è, invece, che fossero presenti tutti i parlamentari non iscritti al gruppo come sostiene Zanetti. Il vice ministro si è presentato alla riunione e – dopo che la direzione non aveva deciso alcunché sul punto – ha preteso che l’assemblea non votasse. L’unica ragione era quella di evitare che venissero elette in direttivo persone contrarie all’accordo con Verdini, accordo che come si è detto non era stato mai deliberato dalla direzione. Ovviamente, l’assemblea di gruppo ha votato, come da sue prerogative, confermando Giovanni Monchiero come presidente, nonché Bruno Molea e Valentina Vezzali come membri del direttivo. Sono stati inoltre eletti in direttivo Alberto Bombassei, Gianfranco Librandi, Giovanni Palladino e Roberta Oliaro.
A seguito di questa elezione, Enrico Zanetti, Mariano Rabino, Giulio Sottanelli e Angelo D’Agostino hanno lasciato il gruppo per trasferirsi al gruppo misto annunciando un accordo con Ala, che non era evidentemente tanto “prematuro”. E che costituisce l’unica ragione della fuoriuscita dei quattro parlamentari”.

01. luglio 2016 · Commenti disabilitati su · Categorie:Senza categoria

Niente più tasse sulle vincite, se corrisposte da case da gioco autorizzate in uno Stato dell’Ue o dello Spazio economico europeo. Sono alcune delle novità introdotte dalla Legge europea 2015-2016, approvata ieri in via definitiva dall’Aula di Montecitorio. Il testo punta a sanare 4 procedure di infrazione, 10 di pre-infrazione, due questioni legate agli aiuti di Stato e recepisce 3 direttive e una decisione del Consiglio Giustizia e Affari interni. Tra le norme introdotte c’è appunto quella relativa alla tassazione sulle vincite al gioco. Con l’entrata in vigore della legge, riscuotere il premio da una casa da gioco autorizzata in un altro Paese dell’Ue, o dello Spazio economico europeo, sarà come incassare la vincita da una casa da gioco autorizzata in Italia: l’intero importo non verrà considerato come reddito e dunque non verrà tassato. La stima di minori entrate per lo Stato, fatta dallo stesso legislatore, è di 3,96 milioni di euro per il 2017 e 2,32 milioni nel 2018. Somme che verranno recuperate, stabilisce la stessa legge, grazie alle maggiori entrate garantite dall’aumento dell’Iva sui preparati per risotto, che dal 4% viene innalzata al 10%.

Una modifica delle aliquote Iva è prevista anche per gli aromi da cucina. Su basilico, salvia e rosmarino si pagherà il 5%. Si tratta di un innalzamento per i prodotti freschi destinati all’alimentazione, che in precedenza godevano dell’aliquota super ridotta del 4%. Per le piantine allo stato vegetativo, invece, si ha un abbassamento rispetto all’imposta del 10% cui erano soggette. Infine, sull’origano a rametti o sgranato, il passaggio all’aliquota del 5% produrrà un risparmio considerevole per i consumatori, dal momento che fino ad oggi era tassato al 22%.

Rimanendo in cucina, un’ulteriore adeguamento alle norme Ue riguarda l’olio d’oliva. Fino ad oggi, l’indicazione d’origine delle miscele di oli d’oliva provenienti da più di uno Stato membro o di un Paese terzo doveva essere stampata con una colorazione diversa dalle altre indicazioni in etichetta, in modo da risaltare. Secondo la Commissione europea, ciò viola il regolamento relativo alle informazioni sugli alimenti ai consumatori. Allo stesso modo, è considerata una violazione aver fissato in 18 mesi dall’imbottigliamento il termine di conservazione entro il quale gli oli vergini mantengono le loro caratteristiche. Per rispondere alle obiezioni di Bruxelles, la legge lascia ai produttori l’individuazione del termine di conservazione, ed elimina l’obbligo di una diversa colorazione per l’indicazione di provenienza, pur ribadendo la necessità che sia visibile e chiaramente leggibile.

La Legge europea 2015-2016 interviene anche sul permesso di soggiorno per i minori conviventi con uno o entrambi i genitori regolarmente soggiornanti in Italia. Il minore potrà ottenere un permesso individuale per motivi familiari valido fino al compimento della maggiore età. In questo modo, il minore non dovrà più essere iscritto nel permesso di soggiorno del genitore.

Tra gli altri interventi figura l’innalzamento dal 40% al 50% della quota di reddito da sottoporre a tassazione per i consorzi agrari. Il provvedimento modifica anche il regime fiscale applicabile a società madri e figlie di Stati membri diversi, interviene sugli indennizzi per le vittime di reato, sulla responsabilità genitoriale e sulla tassazione per i raccoglitori occasionali di tartufi.

01. luglio 2016 · Commenti disabilitati su Approvate alla Camera mozioni sul diritto allo studio · Categorie:Senza categoria

Fa un passo avanti il progetto del governo di prevedere una no tax area nelle università per gli studenti con i redditi più bassi. L’Aula della Camera ha infatti approvato una mozione che impegna l’Esecutivo a riformare il modello di contribuzione studentesca, fissando limiti di reddito sotto i quali rendere gli studi gratuiti e rivedendo il modello di calcolo del costo standard dello studente. Misure che puntano a frenare l’emorragia di immatricolazioni e gli abbandoni precoci, per riportare le performance degli atenei italiani più vicine agli standard Ue.

ragionare di investimenti sulla cultura, la formazione e la conoscenza è un modo per scommettere sui giovani e assicurare al Paese crescita e competitività. Il mondo del lavoro è in evoluzione e propone modelli sempre più autonomi rispetto al passato con figure di manager, professionisti, esperti, tecnici, capaci di interagire in un ambiente globalizzato e basato su modelli di comunicazione fatto di piattaforme veloci e on line. In un siffatto mercato può fare la differenza solo la formazione continua, la conoscenza delle lingue e delle tecnologie che consentono di rimanere al passo con i tempi e raccogliere le sfide. L’Europa ha scommesso sulla strategia della conoscenza e spera di arrivare al 2020 con una platea di laureati pari al 40% della popolazione. Un obiettivo che per noi è ancora lontano, visto che in Italia riesce a conseguire il titolo solo il 25,3% degli iscritti ed è ancora molto alto il tasso di abbandono.

A differenza di altri paesi europei in cui l’università è gratuita, da noi l’iscrizione ha il triste primato di essere cara con un costo annuo che sfiora i duemila euro. E se a questo si aggiunge il fatto che il numero di beneficiari di borse per il diritto allo studio in Italia è circa la metà rispetto alla Spagna, quasi un terzo rispetto alla Germania e più o meno un quarto di quello francese, si capisce come mai negli ultimi dieci anni si sono registrate significative flessioni nel numero di iscrizioni.

Nel 2015 quasi 45.000 studenti idonei, che per merito e fasce di reddito, avrebbero avuto diritto a beneficiare di interventi a sostegno del reddito, ne sono rimasti privi per mancanza di fondi. E a pagare il prezzo più alto sono stati gli iscritti nelle regioni meridionali più povere rispetto a quelle del Nord. Piuttosto che fotografare un sistema che va ripensato e modernizzato, dobbiamo guardare avanti, immaginare il ciclo di studi universitari come a una opportunità per i giovani e per il sistema Italia che ha bisogno di mettere in campo professionalità, puntare sulle sue eccellenze e realizzare programmi ambiziosi.

Il primo sforzo da fare è quello di consentire ai nostri ricercatori di avere spazi adeguati e investimenti congrui affinché possano essere convinti a restare.

E’ necessario anche rendere più efficaci i sistemi di orientamento allo studio per riuscire a indirizzare i ragazzi verso percorsi coerenti con la loro formazione, capaci di realizzare le loro aspirazioni e valorizzare il loro potenziale per ottenere una significativa riduzione degli abbandoni e raggiungere gli standard europei.

Ma vanno anche colmati gli attuali squilibri territoriali che favoriscono gli atenei delle regioni del Nord per offrire a tutti gli studenti universitari italiani le medesime opportunità. Il Governo quest’anno ha già incrementato il fondo per il diritto allo studio di 55 milioni di euro, uno sforzo che va confermato e se possibile aumentato e che è una prima risposta alle attuali fragilità del sistema universitario. Prima ancora che la riforma in senso tecnico, fatta di percentuali e compensazioni, va promossa la cultura quale mezzo di crescita personale e professionale e si devono convincere i giovani che studiare è un investimento per il futuro.

Le linee di indirizzo per il triennio 2016/2018 poggiano su valorizzazione e autonomia degli atenei, flessibilità e semplificazione della progettazione didattica, incentivi per la mobilità del personale e la promozione della ricerca. Alle università è data la possibilità di rendere i corsi più innovativi e vicini al mondo del lavoro.

Un piano ambizioso, un piano che tiene conto dell’internazionalizzazione dell’offerta formativa e che lascia che una quota premiale del fondo destinato alle università sia ripartito in base a indicatori scelti dagli stessi atenei fra quelli forniti dal Miur, così che ciascuno di essi possa scommettere sulle proprie strategie di sviluppo.

La strada è lunga e piena di difficoltà, ma se il bilancio è fatto di numeri è anche vero che questi si possono orientare con precise scelte politiche. La volontà del governo è chiara, mi auguro che le risorse non manchino. Il nostro Paese è penultimo in Europa per la spesa per l’educazione: 4,1% del PIL, rispetto al 4,9% della media europea. Peggio di noi solo la Romania con il 3%. Un dato su cui riflettere.

 

01. luglio 2016 · Commenti disabilitati su Il decreto Banche è legge, ok finale alla Camera · Categorie:Senza categoria

L’aula della Camera ha approvato la questione di fiducia posta dal governo sul decreto legge che contiene le norme su banche e rimborsi degli investitori che si sono visti azzerare azioni e obbligazioni delle quattro banche salvate per decreto dal governo a fine 2015 (CariChieti, CariFerrari, Banca Marche ed Etruria). Si tratta dello testo votato dal Senato. I voti favorevoli alla fiducia sono stati 336, i no 178.

Il decreto sulle banche contiene i rimborsi degli investitori azzerati nell’ambito della risoluzione delle quattro banche e nuove norme in materia di prestiti e garanzie sui finanziamenti. Il testo del decreto era stato approvato il 9 giugno dal Senato, con la richiesta di fiducia da parte del governo.

Al Senato, il maxiemendemento governativo ha accolto alcune modifiche introdotte dalla Commissione, in modo, fra le altre cose, da ampliare la platea degli indennizzi dei risparmiatori colpiti dalle risoluzione delle 4 banche (Carife, Etruria, Marche e Carichieti). Oltre al capitolo degli indennizzi il provvedimento contiene misure a sostegno delle imprese e per l’accelerazione del recupero dei crediti e le modifiche alle procedure fallimentare, l’ampliamento del Fondo di solidarietà per la riconversione e riqualificazione dei dipendenti bancari e disposizioni in materia di imposte differite attive.

Ecco le principali misure uscite dal Senato:

RIMBORSI. Indennizzo automatico all’80% dell’investimento, se il reddito complessivo del risparmiatore arriva fino a 35mila euro. Le norme, negoziate con la Commissione europea, hanno mantenuto i paletti stabiliti per presentare l’istanza: una soglia di reddito di 35mila euro oppure un patrimonio mobiliare di 100mila euro; un tetto dell’80% di rimborso e la data del 12 giugno 2014 entro cui devono essere state acquistate le obbligazioni. Si prende però il riferimento del reddito “complessivo” che è un po più favorevole al contribuente perché nella definizione precedente di reddito “lordo” rientravano anche altre voci di imposte separate o sostitutive come arretrati degli stipendi, redditi finanziari, Tfr. E’ stato allungato poi da quattro a sei mesi il termine per presentare l’istanza al fondo interbancario di tutela dei depositi. A chi mancano i requisiti per il rimborso automatico resta l’arbitrato dell’Anac.

ISTANZA RISTORI PIU’ SEMPLICE. Tra i documenti che l’investitore deve allegare all’istanza per l’indennizzo automatico dell’80% salta la necessità della copia della richiesta di pagamento alla banca in liquidazione del credito relativo agli strumenti finanziari subordinati. Restano confermati gli altri documenti previsti nel testo originario: contratto di acquisto degli strumenti finanziari subordinati; moduli di sottoscrizione o d’ordine di acquisto; attestazione degli ordini eseguiti e dichiarazione sulla consistenza del patrimonio mobiliare. Inoltre, un emendamento ha assicurato che le banche dovranno consegnare le copie al risparmiatore entro 15 giorni. Rimborso non sarà esentasse. Il governo si è limitato a dare il via libera ad un ordine del giorno che chiede che i rimborsi non siano soggetti “ad alcuna imposizione fiscale”.

PATTO MARCIANO PER BANCHE E IMPRESE. Il finanziamento alle imprese garantito dal trasferimento di un bene immobile è accessibile solo tra imprenditori e banche o altri soggetti autorizzati a concedere finanziamenti al pubblico (con l’esclusione della prima casa). Il patto marciano può applicarsi anche ai contratti già in essere. Alcuni emendamenti approvati hanno reso un po più soft il rigore del decreto in ordine al numero delle rate non pagate e al periodo che deve trascorrere prima che scatti l’inadempimento (da sei a nove mesi dal mancato pagamento di tre rate anche non consecutive).

L’ESTINZIONE DEL DEBITO. Se il debitore ha rimborsato il finanziamento ricevuto in misura “almeno pari all’85% della quota capitale” l’inadempimento scatterà a partire da 12 mesi dal mancato pagamento di tre rate anche non consecutive. L’estinzione del debito ci sarà solo nella misura del 100%. Nel comunicato di palazzo chigi dopo l’ok al decreto del Cdm si prevedeva la possibilità di considerare estinto il debito anche se il valore di stima del bene dato in garanzia si fosse rivelato inferiore al debito residuo, questo passaggio però non ha trovato spazio.

RECUPERO CREDITI, BASTA IL CUSTODE. Si prevedono una serie di modifiche al codice di procedura civile che puntano ad accelerare e semplificare le procedure esecutive limitando la facoltà di presentare opposizione all’esecuzione, dopo che è stata disposta la vendita o l’assegnazione del bene, salvo il caso di motivi sopravvenuti o di causa non imputabile al debitore. L’esecuzione viene assegnata al custode (al posto dell’ufficiale giudiziario), pur riservando l’ultima istanza al giudice. La riduzione del valore al 50% dell’ultima base d’asta (le norme attuali prevedono fino a “un quarto”) può avvenire solo dopo il quarto tentativo andato deserto e non dopo il terzo.

PEGNO NON POSSESSORIO. Questa nuova figura consente agli imprenditori di concedere il pegno su beni mobili destinati all’esercizio dell’impresa senza che questi debbano subire lo spossessamento, consentendo quindi di utilizzare il bene, oggetto del pegno, per la loro attività d’impresa. La norma disciplina anche le procedure di escussione del pegno in caso di inadempienza del debitore che tra l’altro dovrà consegnare il bene oggetto del pegno non possessorio entro 15 giorni dall’intimazione.

REGISTRI PER LE SOFFERENZE. Con l’obiettivo di facilitare la creazione di un mercato dei crediti deteriorati e di consentire ai potenziali creditori di valutare meglio la situazione economica delle imprese, viene istituito presso il Ministero della Giustizia un registro elettronico delle procedure di espropriazione forzata immobiliari, delle procedure d’insolvenza e degli strumenti di gestione della crisi. Il registro è accessibile da Bankitalia.

PROFESSIONISTI PIGNORAMENTI. Nascerà un nuovo elenco di professionisti che possono provvedere alle operazioni di vendita dei beni pignorati e sarà il ministero della giustizia a disciplinare le modalità relative ai corsi che devono essere frequentati.

SGA AL TESORO. La norma che prevede l’acquisizione da parte del ministero dell’economia della società per la gestione di attività (la società costituita in occasione del salvataggio del Banco di Napoli nel 1997 allo scopo di recuperare i crediti in sofferenza) non è stata toccata in Commissione. La disposizione consente alla Sga di acquistare e gestire crediti anche di altri soggetti e non solo dell’ex

Banco di Napoli.

RENT TO BUY, SERVE CONVALIDA SFRATTI. Estesa a rent to buy la convalida degli sfratti. In caso di inadempimento, il creditore può avvalersi della procedura di convalida di sfratto per liberare il bene immobile anche in regime di rent to buy.

13. giugno 2016 · Commenti disabilitati su Riforma dei partiti, dalla Camera primo si · Categorie:Senza categoria

La riforma dei partiti passa in prima lettura alla Camera e va all’esame dei senatori. Il disegno di legge di attuazione della Costituzione voluto dal Pd è arrivato in aula con un testo-base frutto del lavoro della commissione Affari costituzionali dove erano state presentate ben 18 proposte di legge da tutti i gruppi parlamentari. E infatti alla fine sul provvedimento e sugli articoli ci sono stati voti trasversali.Il M5s si è astenuto quasi su tutto e anche Fi ha votato alcune parti. Sinistra Italiana invece ha votato contro quasi tutte le norme. L’obiettivo della legge è promuovere “la trasparenza dell’attività dei partiti, movimenti e gruppi politici organizzati e il rafforzamento dei loro requisiti di democraticità”. Ecco, in sette punti, le sue previsioni.

OBBLIGO DI DEMOCRAZIA NEI PARTITI. Il primo principio che viene introdotto è l’obbligo di democrazia nella vita interna dei partiti. All’articolo 2 la legge stabilisce infatti: “La vita interna dei partiti, movimenti e gruppi politici organizzati e la loro iniziativa politica sono improntate al metodo democratico”.

TRASPARENZA. Previsti strumenti per garantire la trasparenza. Anche se non tutti i partiti sono tenuti ad avere uno Statuto è obbligatoria una “dichiarazione, con la sottoscrizione del legale rappresentante autenticata dal notaio, che indica i seguenti elementi minimi di trasparenza: il legale rappresentante del partito o del gruppo politico organizzato e la sede legale nel territorio dello Stato; gli organi del partito o del gruppo politico organizzato, la loro composizione nonché le relative attribuzioni; le modalità di selezione dei candidati per la presentazione delle liste”. Ogni iscritto potrà conoscere, nel rispetto della legge sulla privacy, chi sono gli altri iscritti, grazie al diritto di accesso alla consultazione dell’anagrafe degli iscritti. Diventa immediatamente pubblica, on line, anche la lista dei candidati per le elezioni della Camera dei deputati, per ciascun partito, movimento o gruppo politico organizzato. La legge stabilisce anche che la titolarità del simbolo all’assemblea degli iscritti al partito, questo comporta che “ogni modifica e ogni atto di disposizione o di concessione in uso della denominazione e del simbolo è di competenza dell’assemblea degli associati o iscritti”.

TRASPARENZA FINANZIAMENTI. La riforma dei partiti dedica un capitolo anche alla trasparenza dei finanziamenti. Nei rispettivi siti internet ciascun partito, movimento o gruppo politico organizzato, “che sia iscritto nel registro dei partiti politici ovvero che abbia all’inizio della legislatura almeno un rappresentante eletto alla Camera dei deputati”, deve essere “pubblicato in maniera facilmente accessibile l’elenco di tutti i beni immobili, i beni mobili registrati e gli strumenti finanziari, di cui siano intestatari i partiti, movimenti o gruppi politici organizzati medesimi. Tale elenco è aggiornato dal partito, movimento o gruppo politico entro il 15 luglio di ogni anno”. In caso di inadempimento, anche parziale o in caso di mancato aggiornamento dei dati la Commissione sui partiti applica una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 15.000″.

OBBLIGO DI PUBBLICITA’ PER I FINANZIAMENTI. La legge prevede anche l’obbligo di pubblicità per i finanziamenti “di importo superiore 5mila euro percepite nel corso di ciascun anno. E riguardano non solo i partiti ma anche: gruppi parlamentari; membri del Parlamento nazionale, membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia; consiglieri regionali, metropolitani, provinciali e comunali; candidati, titolari di cariche di presidenza, di segreteria e di direzione politica e amministrativa nei partiti o movimenti politici a livello nazionale, regionale, metropolitano, provinciale e comunale. Le informazioni vanno comunicate ogni anno ad una apposita ‘Commissione per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti e dei movimenti politici’ pena una “sanzione amministrativa pecuniaria pari a 30mila euro”. La legge introduce sanzioni amministrative pecuniarie ai partiti iscritti nel registro anche in caso di mancata pubblicazione sul sito, da 20 a 40mila euro; in caso di omissione di o di dati difformi rispetto alle scritture e ai documenti contabili la sanzione pecuniaria da 20 a 40mila euro.

NORME ANTI-CASO PIZZAROTTI. Nella legge sono state introdotte anche norme già ribattezzate anti-M5S perchè introducono obblighi che il Movimento ha finora rifiutato. Come quello che stabilisce che, in assenza di disposizioni diverse o di Statuto, si applicano le norme generali del codice civile che valgono per le associazioni. Una previsione che potrebbe evitare altri ‘casi Pizzarotti’ perchè impone regole chiare sulle espulsioni, ossia decide l’assemblea degli iscritti. L’altro emendamento, prevede che in assenza di disciplina o di Statuto il simbolo appartiene al partito e le decisioni su di esso le prende l’assemblea degli iscritti”, questo, come è evidente, “riguarda il M5S ma anche tanti altri partiti che hanno avuto contenziosi giuridici sull’uso del simbolo”.  

NORME PER PROMUOVERE L’ATTIVITA’ POLITICA (escludono i 5 stelle) Nella riforma c’è anche una norma per promuovere lo svolgimento delle attività politiche a favore dei partiti iscritti nel registro previsto dalla legge che ha abolito il finanziamento pubblico ai partiti. Di fatto escludendo da queste agevolazioni il Movimento 5 stelle che in quel registro ha deciso di non iscriversi rifiutando ogni forma di sostentamento pubblico. “Gli enti territoriali, anche attraverso convenzioni con istituzioni pubbliche o private, possono fornire beni o servizi ai partiti, movimenti e gruppi politici organizzati che siano iscritti nel registro”.

MULTE SE PARTITI NON PUBBLICANO BILANCI L’articolo 9 della nuova legge introduce sanzioni amministrative pecuniarie ai partiti iscritti nel registro in caso di mancata pubblicazione sul sito dei propri bilanci, da 20 a 40mila euro, e in caso di omissione di o di dati difformi rispetto alle scritture e ai documenti contabili la sanzione pecuniaria da 20 a 40mila euro

01. giugno 2016 · Commenti disabilitati su ROMA 2024: MOLEA (SC),DICENDO NO SI PERDE OCCASIONE RILANCIO · Categorie:Senza categoria · Tag:, , , , , , , , , , ,

imgres“Dire di no alle Olimpiadi del 2024 vuol dire perdere una occasione di rilancio economico, che vale non solo per Roma ma per tutto il Paese”. E’ quanto dichiarato in una nota da Bruno Molea, deputato di Sc e vicepresidente della Commissione cultura della Camera. “I giochi olimpici non sono solo un grande evento sportivo – prosegue Molea – bensi’ uno strumento attorno al quale mettere in moto l’economia del paese, sia dal punto di vista turistico che infrastrutturale. E’ noto a tutti infatti che le Olimpiadi comporteranno la realizzazione di importanti infrastrutture, che poi resteranno alla citta’ di Roma e all’Italia”. “Dire di no a priori alle Olimpiadi del 2024 vuol dire

rifiutare una opportunità di rilancio per il Paese – conclude il deputato di Scelta Civica – difendo pertanto questa candidatura in modo convinto perché’ ritengo, che come avvenuto nel dopoguerra, sia uno strumento attraverso il quale riscattare ancora una volta l’Italia agli occhi del mondo”. (ANSA).

 

29. maggio 2016 · Commenti disabilitati su DL Scuola: sì definitivo della Camera. Tutti i provvedimenti · Categorie:Senza categoria

Disposizioni per il decoro degli edifici scolastici

Il provvedimento consente di continuare le convenzioni Consip per i servizi di pulizia e servizi ausiliari nelle scuole.

Assegnazione provvisoria

Viene estesa anche ai docenti neoassunti.

L’emendamento

«Art. 1- bis.
( Disposizioni in materia di assegnazione provvisoria )

1. All’articolo 1, comma 108, della legge 13 luglio 2015, n. 107, sono apportate le seguenti modificazioni:
a)  al quarto periodo, le parole: ”Limitatamente all’anno scolastico 2015/2016” sono sostituite dalle seguenti: ”Limitatamente agli anni scolastici 2015/2016 e 2016/2017” e le parole: ”2014/2015” sono sostituite dalle seguenti: ”2015/2016”;
b)  dopo il quinto periodo è aggiunto il seguente: ”Per l’anno scolastico 2016/2017 l’assegnazione provvisoria di cui ai periodi precedenti può essere richiesta sui posti dell’organico dell’autonomia nonché sul contingente di posti di cui all’articolo 1, comma 69, della presente legge”». Assegnazioni provvisorie e utilizzazioni docenti di ruolo a.s. 2016/17: incontro Miur sindacati il 12 maggio. Chi può richiederle

Assunzione in ruolo entro 15 settembre 2016

Con questo emendamento viene spostato di 15 giorni il termine per le assunzioni in ruolo 2016.

L’emendamento

1. Per l’anno scolastico 2016/2017, le assunzioni a tempo indeterminato del personale docente della scuola statale sono effettuate entro il 15 settembre 2016. La decorrenza economica del contratto di lavoro consegue alla presa di servizio. Le funzioni connesse all’avvio dell’anno scolastico e alla nomina del personale docente attribuite ai dirigenti territorialmente competenti del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca sono conseguentemente prorogate al 15 settembre 2016.

2. Per il concorso di cui all’articolo 1, comma 114, della legge 13 luglio 2015, n. 107, il triennio di validità delle graduatorie, se approvate entro il 15 settembre 20 16, decorre dall’anno scolastico 2016/2017, in deroga alle disposizioni di cui all’articolo 400, comma 01, del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni.»

Assunzioni docenti infanzia concorso 2012

L’emendamento prevede che fino all’approvazione delle graduatorie di merito del nuovo concorso a cattedra 2016 bandito in base alla legge 107/2015, i soggetti inseriti a pieno titolo nelle graduatorie di merito del concorso della scuola dell’infanzia 2012, ancora non assunti, lo siano in regioni diverse da quella per cui hanno concorso.

Le condizioni

a) le assunzioni avvengono in subordine ai soggetti ancora inserti nelle GM delle regioni indicate e nella misura massima del 50% destinata alle assunzioni da concorso e comunque nel limite del 15% rispetto ai posti disponibili in ciascuna regione.

b) la domanda di assunzione è volontari, si indicherà l’ordine di preferenza delle regioni

c) i soggetti che non accettano la proposta di assunzione (dopo aver presentato domanda) saranno definitivamente espunti sia dalle graduatorie di merito che da quelle ad esaurimento.

d) all’esito di tale procedura, anche in caso di incompleto assorbimento, le GM del concorso 2012 saranno soppresse.

e) Le GM del concorso a cattedra 2016 sono valide in ogni caso nell’ambito dei posti vacanti e disponibili, in luogo di quelli messi a concorso. All’assunzione delle medesime graduatorie si provvede previa procedura autorizzatoria.

Il testo dell’emendamento

1.000 euro al mese ad alunno diversamente abile iscritto nelle scuole paritarie

L’emendamento prevede che, a partire dal 2017, siano stanziati 12,2 mln di euro di euro annui che andranno alle scuole paritarie se accoglieranno studenti disabili.

Il finanziamento del fondo avverrà riducento il cosiddetto fondo “La Buona scuola”, contenuto nel comma 202 della legge 107 che prevede finanziamenti per il “miglioramento e la valorizzazione dell’istruzione scolastica”.

Il testo dell’emendamento

Incarichi di supplenza breve e saltuaria

Per velocizzare i pagamenti dei docenti precari, si attribuirà un codice identificativo al personale. Ciò renderà più semplici le procedure operative di gestione dello stato giuridico del personale. Viene eliminata, inizalmente prevista, la responsabilità da parte del dirigente e delle segreterie nel ritardo della comunicazione dei dati per il pagameno delle supplenze.

Incremento dei compensi dei commissari per il concorso a cattedra

Si stanzieranno 8 mn di euro per l’anno 2016 per incrementare i compensi ai commissari che correggeranno i compiti dei candidati al concorso a cattedra.

29. maggio 2016 · Commenti disabilitati su TERZO SETTORE: LA RIFORMA E’ LEGGE · Categorie:Senza categoria

Mercoledì 25 maggio 2016 è arrivato il Sì definitivo dell’Aula della Camera alla riforma del terzo settore. I voti a favore sono stati 239, 78 i contrari. Il decreto, presentato il 22 agosto del 2014, dopo i diversi passaggi tra Camera e Senato, è stato approvato così in via definitiva. Anche se poi bisognerà aspettare i decreti attuativi, la riforma per la prima volta dopo venti anni definisce e regolamenta il terzo settore.

«Molto soddisfatti» anche i rappresentanti del Forum nazionale del terzo settore, che parlano di un «testo più equilibrato di quello proposto ad inizio percorso, nel quale prevaleva un forte sbilanciamento a favore degli aspetti economici».

Per Terzo settore si intende il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale che, in attuazione del principio di sussidiarietà promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontarie e gratuite o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi. Non fanno parte del Terzo settore le formazioni, le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali di categoria economica.

Si tratta di un testo ampio che disegna una riforma complessiva di tutto ciò che è riconducibile al Terzo Settore: associazionismo, volontariato, impresa sociale, cooperative sociali. Un comparto che si calcola produca complessivamente 64 miliardi di fatturato pari al 4,3% del Pil.

La riforma ha messo finalmente ordine alla normativa finora vigentedichiara il Presidente Nazionale AICS, On. Bruno Moleasemplificando il settore e puntando a principi di trasparenza e ad un sistema di controllo rafforzato.  Un provvedimento che sicuramente rafforza e pone le basi per un futuro più solido e regolamentato del Terzo Settore, divenuto ormai una risorsa imprescindibile per lo sviluppo e il futuro del Paese.

Ecco le principali novità.

RIFORMA CODICE CIVILE. Viene dato mandato al governo di rivedere e semplificare il procedimento per il riconoscimento della personalità giuridica, definire le informazioni obbligatorie da inserire negli statuti e negli atti costitutivi, prevedere obblighi di trasparenza e di informazione, anche verso i terzi, attraverso forme di pubblicità dei bilanci e degli altri atti fondamentali dell’ente.

CODICE DEL TERZO SETTORE. Il governo è chiamato al riordino e alla revisione organica della disciplina vigente sugli enti del Terzo settore con la redazione di un codice per la raccolta e il coordinamento delle disposizioni e con indicazione espressa delle norme abrogate. Andranno individuate poi quelle attività di interesse generale che caratterizzano gli enti del Terzo settore, e il cui svolgimento costituisce requisito per l’accesso alle agevolazioni previste dalla normativa. Previsto anche che nella contabilità siano separate e distinte sulla base della loro finalizzazione alla realizzazione degli scopi istituzionali.

REGISTRO UNICO NAZIONALE DEL TERZO SETTORE. Il governo dovrà riorganizzare il sistema di registrazione degli enti e di tutti gli atti di gestione rilevanti, secondo criteri di semplificazione e tenuto conto delle finalità e delle caratteristiche di specifici elenchi nazionali di settore, attraverso la previsione di un registro unico nazionale del Terzo settore, suddiviso in specifiche sezioni, da istituire presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, favorendone, anche con modalità telematiche, la piena conoscibilità in tutto il territorio nazionale.

VOLONTARIATO. E’ previsto il riordino e la revisione organica della disciplina in materia di attività di volontariato, di promozione sociale e di mutuo soccorso. Parallelamente si prevede uno specifico riconoscimento e una valorizzazione per le organizzazioni di volontariato: in particolare nei decreti delegati andranno valorizzati i principi di gratuità, democraticità e partecipazione, e andrà favorita all’interno del Terzo settore “la specificità delle organizzazioni di soli volontari, comprese quelle operanti nella protezione civile, e le tutele dello status di volontario”.

IMPRESA SOCIALE. E’ prevista una revisione delle norme per facilitare e sostenere – secondo la visione del governo – una nuova imprenditoria sociale che si accompagni a quella esistente, prevalentemente di natura cooperativa, in grado di affrontare, con una finalità sociale, risposte ai tanti bisogni che oggi non trovano una risposta appropriata. L’impresa sociale viene fatta rientrare a pieno titolo nel complesso degli enti del terzo settore ed è definita come organizzazione privata che svolge attività d’impresa per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale che destina i propri utili prioritariamente allo svolgimento delle attività statutarie adottando modalità di gestione responsabili e trasparenti, e favorendo il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività. Sono previsti limiti più stringenti rispetto al testo che fu votato alla Camera riguardo alla remunerazione del capitale, la cui soglia coincide con quella prevista per le cooperative a mutualità prevalente. Viene escluso che la remunerazione possa essere applicata ai soggetti del libro I del codice civile.

CENTRI SERVIZI VOLONTARIATO. Si prevede la revisione del sistema dei Csv con una ridefinizione dei compiti a loro attribuiti, anche in riferimento alla loro governance e al principio, che viene affermato, della cosiddetta “porta aperta“, che garantisce maggiore democraticità. I Csv (che forniscono supporto tecnico, formativo e informativo per promuovere il ruolo dei volontari nei diversi enti del Terzo settore) vengono finanziati stabilmente con le risorse della legge 266/1991 (prevista contabilità separata per altre risorse). Previsto il libero ingresso nella base sociale e criteri democratici per il funzionamento dell’organo assembleare, con l’attribuzione della maggioranza assoluta dei voti nell’assemblea alle organizzazioni di volontariato. Sarà il governo a definire le forme di incompatibilità per i soggetti titolari di ruoli di direzione o di rappresentanza esterna. I Csv non potranno procedere a erogazioni dirette in denaro o a cessioni a titolo gratuito di beni mobili o immobili a beneficio degli enti del Terzo settore.

TRASPARENZA E CONTROLLI. Il sistema di verifica non prevede alcuna istituzione di una nuova Authority , ma affida i compiti più importanti in tal senso al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Esso, nelle sue varie deliberazioni, dovrà avvalersi dell’aiuto di un nuovo organismo, il “Consiglio nazionale del Terzo settore” descritto come “organismo unitario di consultazione degli enti di Terzo settore a livello nazionale”. Tutti i termini e le modalità per il concreto esercizio della vigilanza, del monitoraggio e del controllo dovranno essere definiti in un decreto del Ministero del Lavoro da adottarsi entro 60 giorni dall’entrata in vigore dei decreti delegati. Il ddl introduce anche per le associazioni e le fondazioni che svolgono attività di impresa con fatturati che andranno definiti, obblighi di trasparenza e di tenuta di bilancio e di informazione a terzi in base ai requisiti del libro V del codice civile. Per evitare lavoro nero e dumping si stabilisce che per partecipare agli appalti pubblici dovranno essere garantite ai lavoratori condizioni non inferiori a quelle dei contratti collettivi nazionali di lavoro.

SERVIZIO CIVILE. Nascerà il “servizio civile universale”, primo passo per arrivare all’obiettivo fissato dal governo di 100 mila volontari l’anno. Dopo lungo argomentare nel testo c’è il riferimento alla “difesa armata della patria e alla promozione dei valori fondativi della Repubblica” mentre fra i giovani che potranno partecipare ai progetti sono previsti anche gli stranieri regolarmente soggiornanti. Il servizio civile riguarderà giovani dai 18 ai 28 anni, italiani e stranieri regolarmente soggiornanti, che saranno ammessi al servizio tramite bando pubblico. Quanto alle competenze, viene esplicitamente attribuita allo Stato la “funzione di programmazione, organizzazione, accreditamento e controllo del servizio civile universale”, prevedendo la “realizzazione, con il coinvolgimento delle Regioni, dei programmi da parte di enti locali, altri enti pubblici territoriali ed enti di Terzo settore”. Viene però data la “possibilità per le Regioni, gli enti locali, gli altri enti pubblici territoriali e gli enti di Terzo settore di attivare autonomamente progetti di servizio civile con risorse proprie, da realizzare presso soggetti accreditati”. Prevista attenzione alla trasparenza delle procedure di gestione e alla valutazione dell’attività svolta dagli enti accreditati, che dovrà riguardare anche i contributi erogati dal Fondo per il servizio civile. Viene stabilito anche che il governo dovrà procedere al “riordino e revisione della Consulta nazionale per il Servizio civile universale”, presentata come “organismo di consultazione, riferimento e confronto per l’Amministrazione, sulla base del principio di rappresentatività tra tutti gli enti accreditati, anche con riferimento alla territorialità e alla rilevanza per ciascun settore di intervento”.

NASCE IL CONSIGLIO NAZIONALE DEL TERZO SETTORE. Si avrà il superamento del sistema degli Osservatori nazionali per il volontariato e per l’associazionismo di promozione sociale, con l’istituzione del Consiglio nazionale del Terzo settore, presentato come “organismo unitario di consultazione degli enti del Terzo settore a livello nazionale”. La sua composizione dovrà valorizzare il ruolo delle reti associative di secondo livello.

FISCO.  Il ddl prevede la revisione complessiva della definizione di ente non commerciale ai fini fiscali, legando tale definizione alle finalità di interesse generale perseguite dall’ente. Si prospetta dunque l’introduzione di un regime tributario di vantaggio che tenga conto delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale dell’ente, del divieto di ripartizione, anche in forma indiretta, degli utili o degli avanzi di gestione e dell’impatto sociale delle attività svolte dall’ente. Il senso è dunque quello di superare la “giungla” di norme fiscali attualmente in vigore e di mettere in piedi un sistema che premi – con vantaggi fiscali – solamente quelle realtà che effettivamente svolgono attività di utilità sociale. Prevista anche la riforma strutturale del cinque per mille.

FONDI ROTATIVI. Previsto un Fondo per sostenere lo svolgimento di attività di interesse generale con il finanziamento di iniziative e progetti promossi da organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e fondazioni comprese tra gli enti del Terzo settore. Per l’anno 2016 la dotazione della sezione a carattere rotativo è di 10 milioni di euro mentre per la sezione a carattere non rotativo ci prevedono 7,3 milioni di euro.

FONDAZIONE ITALIA SOCIALE. Il ddl istituisce inoltre la Fondazione Italia sociale, con lo scopo di sostenere la realizzazione e lo sviluppo di interventi innovativi, mediante l’apporto di adeguate risorse finanziarie. In attesa dei privati, però, si parte con un contributo pubblico di un milione di euro. Per quanto riguarda l’impiego di risorse provenienti da soggetti privati, la Fondazione dovrà rispettare il principio di prevalenza, svolgendo una funzione sussidiaria e non sostitutiva dell’intervento pubblico. (Agenzia R.S.).

16. maggio 2016 · Commenti disabilitati su UNIONI CIVILI, MOLEA (SC): COSI’ SI SANA INGIUSTIZIA, MOMENTO STORICO · Categorie:Senza categoria

«E’ giornata storica: con il voto alle Unioni civili si sana un’ingiustizia e si compie un passo di civiltà». Così il deputato forlivese Bruno Molea, vice capogruppo alla Camera di Scelta Civica, commenta la fiducia al governo sul ddl approvato oggi alla Camera con 369 voti a favore. «L’Italia si allinea finalmente al resto dell’Europa: un passo che si attendeva da tempo e che era giusto compiere – ha aggiunto l’onorevole Molea -. Credo che il testo sulle Unioni civili, frutto di un confronto ampio, sia un risultato per questo governo che sana un’ingiustizia non più tollerabile e compie un sostanziale cambiamento nel riconoscimento dei diritti delle coppie. Un momento storico».

Unione civile ‘formazione sociale’. E’ istituita quale ‘specifica formazione sociale’ tra due persone maggiorenni dello stesso sesso mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni. Gli atti dell’unione, indicanti i dati anagrafici, il regime patrimoniale e la residenza vengono registrati nell’archivio dello stato civile. Le parti possono stabilire, per la durata dell’unione, un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi, anche anteponendo o posponendo il proprio cognome se diverso.

Vita familiare, no obbligo di fedeltà. Non è stato inserito l’obbligo di fedeltà per le coppie gay come per i coniugi nel matrimonio. Resta però il riferimento alla vita familiare. Con la costituzione dell’unione civile le parti acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri; hanno l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Entrambe le parti sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni. Le parti concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare fissando la residenza comune.

Diritti successori e reversibilità. Si applica il codice civile sul regime patrimoniale della famiglia e la comunione dei beni. Si regolano i diritti successori e le norme sulla reversibilità.

No stepchild adoption ma ok a pronunciamento dei giudici. Per tutelare l’effettività della tutela dei diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall’unione civile le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e quelle con le parole ‘coniuge’ – ‘coniugi’ ovunque ricorrono nelle leggi si applicano anche alle unioni civili tranne che per quelle non espressamente richiamate dalla legge e nemmeno per quanto riguarda l’intera legge 4 maggio 1983, n.184 sulle adozioni escludendo così anche la stepchild adoption. Viene però inserito un comma che precisa che ‘resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti’ in modo da non impedire il pronunciamento dei giudici sui casi di adozioni per le coppie gay.

Scioglimento dell’unione civile. Basterà manifestare, anche disgiuntamente, la volontà di separarsi davanti all’ufficiale di stato civile.

Cambio di sesso. La sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso determina lo scioglimento dell’unione gay. Viene inoltre stabilito che in caso di cambio di genere all’interno di una coppia sposata, anche se i coniugi manifestano la volontà di non farne cessare gli effetti civili, il matrimonio viene sciolto automaticamente e trasformato in unione civile.

Impedimenti e nullità. Sono cause di impedimento per la costituzione di una unione civile o di nullità: l’esistenza di un vincolo matrimoniale o di un’unione civile già in essere; l’interdizione per infermità di mente; rapporti di affinità o parentela; condanna definitiva di un contraente per omicidio consumato o tentato nei confronti di chi sia coniugato o unito civilmente con l’altra parte; se sia stato disposto soltanto il rinvio a giudizio ovvero sentenza di condanna di primo o secondo grado ovvero una misura cautelare. La procedura per la costituzione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso è sospesa sino a quando non è pronunziata sentenza di proscioglimento. La sussistenza di una delle cause impeditive comporta la nullità dell’unione civile.  Tra le cause di nullità anche tutte quelle previste dal codice civile per il matrimonio.

Le coppie di fatto etero. Si intendono ‘conviventi di fatto’ due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile. I conviventi di fatto hanno gli stessi diritti spettanti al coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario, in caso di malattia o ricovero, in caso di morte (per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie).

Il diritto alla casa ‘a tempo’. In caso di morte del proprietario della casa di comune residenza il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni. Ove nella stessa casa coabitino figli minori o figli disabili del convivente superstite, il medesimo ha diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni. Il diritto alla casa viene meno nel caso in cui il convivente superstite cessi di abitarvi stabilmente o in caso di matrimonio, di unione civile o di nuova convivenza di fatto. Nei casi di morte del conduttore o di suo recesso dal contratto di locazione della casa di comune residenza, il convivente di fatto ha facoltà di succedergli nel contratto.

Case popolari. Nel caso in cui l’appartenenza ad un nucleo familiare costituisca titolo o causa di preferenza nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare, di tale titolo o causa di preferenza possono godere, a parità di condizioni, i conviventi di fatto.

Diritti del convivente nell’attività di impresa. Al convivente di fatto che presti stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa dell’altro convivente spetta una partecipazione agli utili dell’impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonchè agli incrementi dell’azienda, anche in ordine all’avviamento, commisurata al lavoro prestato. Il diritto di partecipazione non spetta qualora tra i conviventi esista un rapporto di società o di lavoro subordinato.

Il ‘contratto di convivenza’ e i rapporti patrimoniali. I conviventi di fatto possono disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune con la sottoscrizione di un ‘contratto di convivenza’, redatto in forma scritta, a pena di nullità, con atto pubblico o scrittura privata con sottoscrizione autenticata da un notaio o da un avvocato. Il contratto può contenere: l’indicazione della residenza; le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo; il regime patrimoniale della comunione dei beni come da codice civile. Il regime patrimoniale scelto nel contratto di convivenza può essere modificato in qualunque momento. Il contratto di convivenza non può essere sottoposto a termine o condizione.

Separazione. Il contratto di convivenza si risolve per: accordo delle parti; recesso unilaterale; matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra un convivente ed altra persona; morte di uno dei contraenti. La risoluzione del contratto di convivenza determina lo scioglimento della comunione dei beni. Resta in ogni caso ferma la competenza del notaio per gli atti di trasferimento di diritti reali immobiliari comunque discendenti dal contratto di convivenza.  Nel caso in cui la casa familiare sia nella disponibilità esclusiva del recedente, la dichiarazione di recesso, a pena di nullità, deve contenere il termine, non inferiore a novanta giorni, concesso al convivente per lasciare l’abitazione.

Assegno di mantenimento. In caso di cessazione della convivenza di fatto, il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro convivente gli alimenti qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento. Gli alimenti sono assegnati per un periodo proporzionale alla durata della convivenza. Ai fini della determinazione dell’ordine degli obbligati, l’obbligo alimentare del convivente è adempiuto con precedenza sui fratelli e sorelle.

28. aprile 2016 · Commenti disabilitati su Def 2016, ok di Camera e Senato a rinvio pareggio bilancio. Impegno su flessibilità in uscita · Categorie:Senza categoria

Via libera di Camera e del Senato alla risoluzione di maggioranza sul Def. Alla Camera i voti a favore sono stati 351, 184 i contrari, un astenuto. Poco prima l’Aula aveva approvato, a maggioranza qualificata, la risoluzione di maggioranza che autorizza il rinvio al 2019 del pareggio di bilancio (353 sì e 175 i no). L’Aula del Senato del Senato ha approvato la risoluzione di maggioranza al Def con 175 sì, 108 no e 4 astenuti. E ha dato il via libera con 181 sì, 102 no e 6 astenuti la risoluzione che approva la relazione del governo del rinvio del pareggio di bilancio. Anche in questo caso, per il rinvio del pareggio di bilancio, per l’approvazione era prevista la maggioranza assoluta.

Interventi mirati per cantiere flessibilità
La risoluzione della maggioranza sul Def 2016 chiede a Palazzo Chigi di tornare sulla flessibilità in uscita per la pensione, anche con interventi mirati ad alcune categorie. L’invito al governo è infatti quello di «adottare ogni iniziativa utile a promuovere, nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica, interventi in materia previdenziale volti a introdurre elementi di flessibilità» per la pensione, «anche con la previsione di ragionevoli penalizzazioni, nonché interventi, anche selettivi, in particolare nei casi di disoccupazione involontaria e di lavori usuranti».

Interventi rapidi su sofferenze
Le risoluzioni di maggioranza sul Def, praticamente identiche, contengono anche un passaggio che impegna il governo «a proseguire nell’azione di rafforzamento del sistema bancario, reso più resiliente, moderno e competitivo grazie alle misure approvate e in fase di attuazione, promuovendo ulteriori e rapidi interventi, anche in materia di giustizia civile, che accelerino la dismissione dei crediti in sofferenza da parte delle banche».

Sgravi per neo-assunti Sud, soprattutto donne
Nel documento si sollecita anche il governo a comunicare «tempestivamente» gli esiti della ricognizione delle risorse del Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie proprio per destinarne una parte a questa finalità. Palazzo Chigi dovrà poi «individuare forme di riduzione della pressione contributiva che aumentino strutturalmente la convenienza del contratto a tempo indeterminato rispetto ad altre forme contrattuali». Si impegna inoltre l’esecutivo a «proseguire l’azione di rilancio delle aree sottoutilizzate, segnatamente per il Mezzogiorno, assicurando: la rapida implementazione e attuazione del Masterplan; l’impulso ai progetti infrastrutturali in grado di connettere il Mezzogiorno con il resto del Paese, anche mediante ricorso al partenariato pubblico-privato».